LA NOTTE DI TARANTO
(sabato 11 novembre 1940)

Vi fu l’attacco a sorpresa degli aerei siluranti inglesi che immobilizzarono le nostre navi, specie quelle da battaglia, ormeggiate senza protezione in Mar Grande e parte in Mar Piccolo.
Non dimentichiamo mai quella tremenda notte. Gli inglesi furono favoriti da precise informazioni, passate ai servizi di Churcihill, da un tale “Roberto”. La parola d’ordine fu: “ORA I FAGIANI SONO TUTTI NEL NIDO”, significando che il grosso della nostra flotta era a Taranto. E poco dopo, nella nostra città si abbatté il finimondo. Imprudentemente, nei nostri due mari, era stata “ammucchiata” gran parte della potente flotta militare italiana. Gli aerosiluranti inglesi, da 1300 metri di quota scesero a motore spento, fino a dieci metri dal pelo dell’acqua e scaricarono, quasi indisturbati, il loro micidiale carico di bombe e siluri contro le nostre navi. Fu un disastro per le Forze Armate italiane; un grande evento luttuoso per la cittadinanza. In quella tremenda notte i tarantini si resero conto di cosa significasse la guerra e la “pioggia delle bombe”. In precedenza con scetticismo e superficialità ne avevano sottovalutato il pericolo. Credevano che Taranto fosse inviolabile, per le tante protezioni belliche. E non sapevano che quella notte, molte erano state rimosse e, in ogni caso, non tutte erano funzionanti. Quando le sirene segnalarono l’imminente arrivo degli aerei nemici, mal volentieri molti tarantini si recarono nei rifugi e tanti preferirono restare a casa. Dopo pochi minuti, il terrore. A grappoli, le bombe caddero sulla città, ma erano destinate alle navi e agli impianti militari. E crollarono i primi fabbricati in Via Berardi, Via Pisanelli, Via Pupino, Via Anfiteatro, al rione Tamburi. Molta gente rimase imprigionata sotto le macerie e sotto le deboli strutture dei rifugi improvvisati. Nei giorni seguenti la gente capì; fuggì di casa, chiese ospitalità nei Comuni della provincia, la città si svuotò e quelli che rimasero, in conseguenza di altri allarmi, raggiunsero i rifugi più sicuri in antichi stabili nella città vecchia, in Piazza Ebalia (Banca d’Italia), nel Palazzo del Governo. Poi, ricoveri più sicuri vennero realizzati nelle piazze. Quell’11 novembre, proprio la sera dell’attacco a Taranto, si festeggiava ovunque il genetliaco di Sua Maestà Vittorio Emanuele III. Gli ambienti militari politici dell’epoca, erano più o meno distratti dai ricevimenti. Naturalmente c’erano i comandanti delle navi ed i responsabili della difesa di Taranto. Churchill sapeva tutto ciò che accadeva a Taranto in quel momento e certamente fu grato a quell’italiano in divisa, che aveva fornito al servizio di informazioni inglese, preziose notizie sulla situazione della flotta, ammucchiata in Mar Grande, sulla situazione della difesa antiaerea e sulla precaria protezione delle navi. Quello era proprio il momento migliore, per dare un brutto colpo alla nostra Regia Marina.